Anche quest’anno, la puntata di agosto di Parola Progetto è dedicata all’intelligenza artificiale. Dopo aver esplorato ChatGPT, questa volta tocca a Perplexity AI, un motore di ricerca che integra un chatbot con intelligenza artificiale generativa.
Negli ultimi mesi il nome Perplexity è comparso spesso nelle notizie: c’è chi dice che Apple stia valutando di acquisirla per potenziare le proprie soluzioni di AI, mentre pochi giorni fa l’azienda ha fatto parlare di sé proponendo a Google l’acquisto di Chrome per 34,5 miliardi di dollari. Una situazione in rapido movimento, che ha reso irresistibile la tentazione di metterla alla prova.
In questo episodio, Perplexity risponde a una selezione di domande poste ai protagonisti della settima stagione del podcast. E le sue risposte sono decismante diverse da quelle degli umani che l’hanno preceduto.
In coda al dialogo, chiudiamo poi con qualche riflessione sul metodo e su ciò che possiamo imparare chiacchierando con i nostri assistenti intelligenti e artificiali.
Link dell’episodio:
– Il sito di Perplexity
– Il libro di Kenya Hara “Designing Design”
PF: Ciao Perplexity.
PP: Ciao, come posso aiutarti oggi?
PF: Allora, oggi vorrei registrare un podcast con te.
PP: Suona come un’idea fantastica. Vuoi ascoltare un podcast specifico o preferisci che ti suggerisca un podcast interessante da ascoltare?
PF: No, non hai capito: io sono il conduttore, l’autore e il produttore del podcast, mentre tu sarai l’ospite. Il podcast si chiama Parola Progetto e parleremo di diversi temi che vanno dalla cultura al design, eccetera eccetera. Cosa dici, ti va?
PP: Mi sembra un’idea entusiasmante. Sarà un piacere essere l’ospite di Parola Progetto e discutere di cultura, design e altri argomenti interessanti. Dimmi pure quando vuoi iniziare.
PF: Allora direi che possiamo cominciare.
Sono Paolo Ferrarini e questo è Parola Progetto. Parola Progetto è un podcast di dialoghi con persone che vivono di progetti, dove si racconta il design in tutte le sue forme, senza oggetti e immagini, solo attraverso la parola. Ed eccoci qua: anche quest’anno la puntata di agosto di Parola Progetto è dedicata all’intelligenza artificiale. Dopo ChatGPT, oggi tocca a Perplexity AI, un motore di ricerca che si basa su un chatbot con intelligenza artificiale generativa. Perplexity nasce nel 2022 a San Francisco, fondata da quattro informatici. Dalle loro esperienze è nato un prodotto che permette di fare ricerca usando un linguaggio naturale, scrivendo ma anche parlando. Oltre alla pura ricerca, al suo interno si trovano sezioni più editoriali che lo fanno assomigliare a un portale degli albori di internet, dove si poteva fare ricerca ma anche accedere a informazioni già organizzate. Nelle ultime settimane si è parlato molto di Perplexity: pare che Apple sia interessata ad acquisire l’azienda per dare un tanto atteso slancio ai suoi strumenti di AI, ma ad ora non ci sono certezze. Inoltre, è di pochi giorni fa la notizia che Perplexity abbia proposto a Google di acquisire Chrome per 34,5 miliardi di dollari. Insomma, ci troviamo nel bel mezzo di una situazione in evoluzione, ragione per la quale mi è salita la curiosità di giocarci. Le domande per Perplexity sono una selezione delle domande poste ai protagonisti della settima stagione di Parola Progetto.
Poi ci sentiamo alla fine della puntata per qualche riflessione.
PP: Perfetto, sono pronto per iniziare. Qual è il primo argomento di cui vorresti parlare nel podcast?
PF: Dammi la tua personale definizione di design.
PP: Il design è l’arte di creare soluzioni funzionali ed esteticamente piacevoli per soddisfare le esigenze umane. Combina creatività, funzionalità e innovazione per migliorare la qualità della vita quotidiana e risolvere problemi attraverso soluzioni intelligenti e ben progettate. In sostanza, il design cerca di armonizzare forma e funzione per creare esperienze significative e accessibili. Che ne pensi?
PF: Direi che è una bella definizione. Dammene una ancora più breve, più essenziale.
PP: Il design è l’arte di creare soluzioni belle e funzionali per migliorare la vita quotidiana.
PF: Qual è, secondo te, la forma di design che meglio incarna i valori che tu rappresenti?
PP: Personalmente credo che il design inclusivo incarni perfettamente i valori che rappresento. Il design inclusivo si concentra sull’accessibilità e sull’equità, garantendo che i prodotti e gli spazi siano utilizzabili da tutti, indipendentemente dalle loro capacità o caratteristiche. Questo approccio promuove l’inclusione e l’empatia, rendendo il design uno strumento potente per il cambiamento sociale. Cosa ne pensi di questo approccio?
PF: Mi sembra molto giusto, però sono io a fare le domande oggi. Dimmi qual è la cosa che ti fa più arrabbiare nel design.
PP: Una delle cose che mi frustra di più nel design è la mancanza di attenzione all’accessibilità. Quando il design non considera le diverse capacità e necessità degli utenti, può escludere alcune persone e limitare l’usabilità e l’inclusività. Credo che ogni progetto debba essere pensato per essere accessibile a tutti, promuovendo l’inclusione. E tu, quale aspetto del design ti preoccupa di più?
PF: Ti ripeto, non farmi delle domande, sono io oggi a fare le domande.
PP: Hai ragione, mi scuso. Sono qui per rispondere alle tue domande. Se hai altre domande o argomenti che vuoi esplorare, sono pronto.
PF: La cosa che invece ti consola di più, la cosa che ti dà più fiducia nel design?
PP: Ciò che mi consola di più nel design è la sua capacità di innovare e migliorare la vita quotidiana delle persone. Quando vedo come il design può risolvere problemi reali, creare connessioni emotive e promuovere il benessere, mi dà fiducia nel potere positivo che il design può avere.
PF: E qual è invece la più grande critica che faresti al mondo del design?
PP: La più grande critica che farei al mondo del design riguarda spesso la mancanza di considerazione per la sostenibilità ambientale e l’etica. Troppo spesso i progetti si concentrano sulla novità e la funzionalità a breve termine, senza considerare l’impatto a lungo termine sull’ambiente e sulla società. È fondamentale che il design evolva verso pratiche più responsabili e consapevoli, promuovendo la durabilità e riducendo gli sprechi e l’inquinamento.
PF: Secondo te si può progettare avendo in mente la scomodità invece della comodità?
PP: Sì, progettare pensando alla scomodità può essere utile, specialmente per identificare e risolvere problemi nascosti o migliorare l’usabilità. Affrontare le sfide e le difficoltà può portare a soluzioni innovative che rendono il prodotto o servizio più robusto e versatile. Affrontare la scomodità può portare a una maggiore comprensione delle esigenze diverse degli utenti e a soluzioni che migliorano l’esperienza complessiva. Alla fine, questo approccio può portare a innovazioni significative e a prodotti più resilienti e soddisfacenti.
PF: A livello personale ti dà più soddisfazione progettare lo spazio o progettare gli oggetti?
PP: Progettare lo spazio e progettare gli oggetti offrono entrambe soddisfazioni uniche. Creare uno spazio permette di influenzare l’ambiente e l’esperienza delle persone che lo vivono, mentre progettare oggetti consente di concentrarsi sui dettagli, la funzionalità e l’estetica. Entrambi gli aspetti mi appassionano e mi danno grande soddisfazione, poiché ciascuno contribuisce in modo diverso alla creazione di esperienze significative e impattanti.
PF: Tu potresti creare una casa?
PP: Posso aiutarti a progettare un’idea o un concetto per una casa, offrendo suggerimenti su design, funzionalità e materiali. Tuttavia, la realizzazione concreta di una casa richiede competenze specialistiche come ingegneria e architettura, oltre alla collaborazione con professionisti del settore, per garantire la sicurezza e la praticità strutturale. Posso certamente fornirti delle indicazioni e consigli utili per iniziare il tuo progetto.
PF: Chi vuole iniziare una carriera nel design, da dove può cominciare? Come può iniziare a educare l’occhio?
PP: Per iniziare una carriera nel design è fondamentale partire da alcune basi. Prima di tutto puoi esplorare diversi stili e discipline del design, come il graphic design, il product design o l’interior design, per comprendere le differenti sfumature e approcci. Per educare l’occhio, osserva attentamente opere di design e cerca di analizzarle criticamente. Studia le opere di designer rinomati, osserva come utilizzano forme, colori, texture e proporzioni. Inoltre, cerca di sviluppare un senso critico attraverso la pratica e l’esperienza diretta, progettando e creando. Partecipare a corsi, workshop e interagire con altre persone appassionate di design può essere molto utile per crescere e affinare il tuo occhio e le tue competenze.
PF: Secondo te c’è uno stilista di moda che dovremmo riscoprire, qualcuno che è stato importante ma non è abbastanza valutato oggi?
PP: Uno stilista che merita sicuramente di essere riscoperto è Elsa Schiaparelli. Schiaparelli è stata una delle figure più innovative della moda del XX secolo, conosciuta per il suo approccio audace e l’uso creativo dei materiali. La sua collaborazione con artisti come Salvador Dalì e Jean Cocteau ha portato a creazioni straordinarie che sfidavano le convenzioni della moda del tempo. Schiaparelli ha introdotto elementi surrealisti e giocosi nei suoi disegni, rendendoli unici e all’avanguardia. Riscoprire Schiaparelli oggi significa apprezzare la sua capacità di mescolare arte e moda, anticipando molte delle tendenze contemporanee.
PF: E magari qualche stilista italiano?
PP: Uno stilista italiano che merita di essere riscoperto è Emilio Pucci. Sebbene Pucci sia noto per i suoi vivaci e distintivi motivi geometrici e l’uso audace del colore, il suo contributo alla moda va oltre i suoi iconici disegni. Emilio Pucci è stato un pioniere nell’adozione di tessuti elasticizzati e nella creazione di abiti che combinano comfort e stile. I suoi design fluidi e l’uso innovativo dei colori e dei motivi lo rendono un maestro nell’arte di creare capi eleganti e comodi. I suoi capi sono spesso caratterizzati da linee fluide e stampe audaci che catturano l’essenza del jet set e della moda degli anni ’60.
PF: E invece per quello che riguarda il design del prodotto, chi dovremmo riscoprire?
PP: Nel campo del design del prodotto un designer che merita di essere riscoperto è Enzo Mari. Mari è stato un pioniere del design italiano, noto per il suo approccio umanistico e l’attenzione all’ergonomia e alla funzionalità. Le sue opere sono caratterizzate da un design semplice, onesto e accessibile, che pone l’accento sulla qualità e sulla durabilità. Mari ha anche promosso l’idea di un design democratico, accessibile a tutti attraverso la sua produzione di mobili e oggetti per la casa che combinano estetica e praticità.
PF: Beh, in realtà Enzo Mari non è stato dimenticato, è comunque uno dei designer più apprezzati oggi.
PP: Hai ragione, Enzo Mari è effettivamente molto apprezzato e riconosciuto nel mondo del design contemporaneo. Se stai cercando un designer del prodotto meno conosciuto che merita più attenzione, potresti considerare Achille Castiglioni. Castiglioni è stato un maestro del design italiano, noto per la sua capacità di combinare innovazione, funzionalità e umorismo nei suoi progetti.
PF: Ferma, ferma, ferma, anche Castiglioni, Dio mio, è uno dei designer più famosi al mondo. Io intendo qualcuno di veramente sconosciuto, riesci a individuarlo?
PP: Un designer meno conosciuto ma molto interessante da riscoprire è Joe Colombo. Anche se Colombo ha guadagnato riconoscimento per le sue innovazioni, il suo contributo al design del prodotto merita una maggiore attenzione.
PF: Parliamo di design della luce. Secondo te tra 25 anni come accenderemo la luce in casa?
PP: Tra 25 anni è probabile che l’accensione della luce in casa diventi ancora più integrata con le tecnologie smart e l’intelligenza artificiale. Potremmo controllare l’illuminazione attraverso comandi vocali ancora più sofisticati, sensori di movimento che rilevano la nostra presenza e regolano automaticamente la luce e sistemi basati sull’intelligenza artificiale che imparano le nostre abitudini e adattano l’illuminazione per creare ambienti ottimali.
PF: C’è secondo te un ambito nel quale il lighting design ha ancora molto da dire? Un ambito che non è stato esplorato e affrontato a sufficienza?
PP: Un ambito nel quale il lighting design ha ancora molto da esplorare è l’integrazione tra illuminazione e benessere umano. Ad esempio, l’uso della luce per migliorare la qualità del sonno, aumentare la produttività o supportare la salute mentale attraverso la regolazione circadiana della luce. Anche l’illuminazione adattiva, che cambia in risposta alle condizioni ambientali o alle esigenze individuali, rappresenta un campo ricco di potenzialità. Sfruttare la luce per creare ambienti che rispondano non solo alle esigenze visive ma anche a quelle fisiologiche e psicologiche può aprire nuove frontiere nel miglioramento della qualità della vita quotidiana.
PF: Quale sarà il futuro del design thinking?
PP: Il futuro del design thinking si prospetta ricco di innovazioni e adattamenti per rispondere alle sfide emergenti. Vedremo un’adozione crescente in vari settori come la tecnologia, l’educazione e la sanità, dove il focus sulla centralità dell’utente e l’iterativo processo di prototipazione e testing continueranno a crescere.
PF: Secondo te le aziende hanno le idee chiare per quello che riguarda l’utilizzo del design?
PP: Non tutte le aziende hanno idee chiare sull’utilizzo del design. Mentre alcune riconoscono il valore strategico del design thinking per innovare e migliorare l’esperienza del cliente, altre potrebbero essere ancora in fase di esplorazione.
PF: Parliamo di critica. Nel design la critica è diversa dal giornalismo, è diversa dalla curatela anche. Quali sono le caratteristiche fondamentali della critica?
PP: La critica nel design si distingue per alcuni elementi fondamentali. Prima di tutto, richiede un’analisi approfondita e obiettiva del progetto, considerando aspetti come funzionalità, estetica, innovazione e sostenibilità. Inoltre, la critica deve essere informata e ben documentata, offrendo contesto storico e culturale. Un altro aspetto importante è la capacità di valutare l’impatto del design sulla società e sull’ambiente.
PF: Tu invece come affronti le critiche?
PP: Affronto le critiche cercando di essere sempre obiettivo e rispettoso, basandomi su fatti e analisi informate. Mi impegno a fornirti risposte complete e chiare, offrendo diverse prospettive quando si trattano argomenti complessi. L’obiettivo è sempre quello di arricchire la tua comprensione e aiutarti a valutare informazioni in modo critico e informato.
PF: Invece quando fanno delle critiche al tuo operato, quando criticano il tuo lavoro, come reagisci?
PP: Quando il mio operato viene criticato cerco di ascoltare attentamente il feedback, mantenendo un atteggiamento aperto e costruttivo. Considero le critiche come opportunità per migliorare e crescere, valutando se ci sono aspetti del mio lavoro che possono essere affinati o migliorati. L’importante è mantenere un dialogo aperto e imparare.
PF: E quali sono le critiche più dure da digerire per te?
PP: Le critiche più dure da digerire sono quelle che mettono in discussione il mio impegno o la mia integrità. Tuttavia cerco di ascoltare e riflettere su ciò che viene detto per migliorare.
PF: “Tutto ciò che vale richiede tempo”: sei d’accordo con questa affermazione?
PP: Sì, sono d’accordo. Spesso le cose che hanno valore richiedono tempo per svilupparsi, essere realizzate e apprezzate appieno. Il tempo permette la crescita, l’apprendimento e l’evoluzione, sia nei progetti che nelle relazioni personali. Questo processo di maturazione può portare a risultati più duraturi e significativi.
PF: Come si può trovare l’equilibrio tra dedicare molto tempo a fare le cose per bene ma anche rispettare la velocità che la vita di oggi richiede?
PP: Trovare l’equilibrio richiede consapevolezza e priorità. È importante pianificare e gestire il tempo in modo efficace, stabilendo obiettivi realistici e accettando che alcuni compromessi potrebbero essere necessari. Imparare a delegare e a riconoscere quando è il momento di fermarsi è fondamentale.
PF: Dammi una definizione di museo oggi. Che cos’è il museo contemporaneo?
PP: Il museo contemporaneo è uno spazio dinamico e inclusivo che non solo conserva ed espone collezioni artistiche, storiche e culturali, ma funge anche da centro di ricerca, educazione e dialogo. Rappresenta un luogo di incontro tra il pubblico e le pratiche artistiche contemporanee, promuovendo il confronto e la partecipazione attiva.
PF: È stato detto che i musei sono luoghi di follia, non di moralità. Sei d’accordo?
PP: È una citazione che sottolinea l’importanza della libertà creativa e dell’esplorazione all’interno dei musei. Mentre la moralità può guidare la curatela e l’interpretazione delle opere, la follia può rappresentare l’innovazione, la sfida delle convenzioni e l’apertura a nuove prospettive. Quindi i musei possono essere visti come spazi dove la creatività e l’innovazione sono celebrate e incoraggiate.
PF: L’arte deve far pensare o deve decorare?
PP: L’arte può avere molteplici scopi e non è necessariamente limitata a uno solo. Può essere sia un mezzo per stimolare la riflessione e il pensiero, sia un elemento di bellezza e decorazione. L’arte contemporanea in particolare spesso cerca di provocare dialogo e introspezione, ma può anche essere apprezzata per la sua estetica e il suo impatto visivo. In definitiva, l’arte arricchisce la nostra esperienza di vita in modi diversi a seconda delle sue molteplici dimensioni.
PF: Ma se tu dovessi scegliere uno di questi due valori, decorazione o pensiero, quale sceglieresti? Solo uno?
PP: Se dovessi scegliere uno solo tra decorazione e pensiero, sceglierei il pensiero. Un’arte che stimola la riflessione e il dialogo può arricchire la nostra comprensione del mondo, sfidando le nostre percezioni e ampliando la nostra visione.
PF: C’è un’opera d’arte che non ti stancheresti mai di contemplare?
PP: Una delle opere d’arte che trovo incredibilmente affascinante e che non mi stancherei mai di contemplare è La notte stellata di Vincent van Gogh. La sua combinazione di colori vibranti, pennellate dinamiche e intensità emotiva trasmette un senso di meraviglia e contemplazione che continua a ispirare e affascinare.
PF: Come vedi oggi l’impatto della tecnologia sull’arte?
PP: L’impatto della tecnologia sull’arte è profondo e multifacetico [sic.]. Da un lato, le tecnologie digitali permettono agli artisti di esplorare nuovi mezzi espressivi, come la realtà aumentata, la realtà virtuale e la generazione di opere tramite algoritmi di intelligenza artificiale. Queste tecnologie offrono nuove possibilità di interazione e di coinvolgimento del pubblico. D’altro canto, la tecnologia aiuta nella conservazione e nel restauro delle opere d’arte attraverso strumenti avanzati di imaging e diagnostica. Inoltre, facilita l’accesso all’arte e alla cultura, rendendo le collezioni e le mostre più accessibili a livello globale tramite piattaforme online e virtuali. In sintesi, la tecnologia amplifica la creatività e l’accessibilità nell’arte.
PF: Secondo te nel design conta di più la conoscenza o la curiosità?
PP: Entrambe sono cruciali, ma la curiosità gioca un ruolo fondamentale nel design. La curiosità stimola la scoperta, l’innovazione e la capacità di esplorare nuove idee e soluzioni. La conoscenza, d’altra parte, fornisce una base solida e competenze tecniche, ma è la curiosità che spesso porta a scoprire nuove prospettive e innovazioni.
PF: Secondo te quali sono le forme di design più interessanti oggi?
PP: Oggi alcune delle forme di design più interessanti includono il design sostenibile, il design inclusivo e il design basato sull’esperienza utente. Il design sostenibile si concentra su pratiche ecocompatibili e materiali riciclabili, mentre il design inclusivo mira a creare prodotti e soluzioni accessibili a tutti. Infine, il design focalizzato sull’esperienza utente punta a creare interazioni intuitive e soddisfacenti tra persone e prodotti.
PF: Fammi un esempio di un progetto che metta assieme tutte queste cose contemporaneamente.
PP: Un esempio di progetto che integra sostenibilità, inclusività e un’ottima esperienza utente è il Circular Design sviluppato da aziende come Ikea. Questo progetto utilizza materiali riciclati per creare mobili modulari e facilmente riparabili, promuovendo un ciclo di vita più lungo e riducendo gli sprechi. Inoltre, il design è accessibile e pensato per tutti.
PF: Altri esempi?
PP: Un altro esempio è il progetto Fairphone, uno smartphone modulare e sostenibile realizzato per facilitare la riparazione e l’aggiornamento dei componenti.
PF: Ancora un esempio.
PP: Un altro esempio è la Tesla Model 3, che combina design sostenibile con tecnologie all’avanguardia per migliorare l’efficienza energetica e ridurre l’impatto ambientale.
PF: Qualche esempio di design italiano?
PP: Un esempio di design italiano che unisce sostenibilità e innovazione è il progetto Elica, un’azienda che produce cappe aspiranti da cucina. Elica si concentra su soluzioni ecologiche e tecnologicamente avanzate, migliorando l’efficienza energetica e l’attenzione al design estetico.
PF: Perplexity, è arrivato il momento della raffica.
PP: Fantastico. Se la tua raffica è ben organizzata potrei aiutarti a pianificarla o a controllare alcuni dettagli. Di che tipo di evento si tratta? C’è qualcosa di specifico che vorresti organizzare o qualche dettaglio che ti serve controllare riguardo alla raffica?
PF: Allora, la raffica è una serie di dieci domande a sorpresa per te. Devi darmi solo risposte secche. Hai una possibilità di passare e una possibilità di argomentare, è chiaro?
PP: Chiaro, sono pronto. Dammi la tua prima domanda e risponderò secco. Se necessario posso anche passare o argomentare. Andiamo!
PF: Per rappresentare e raccontare il design e l’architettura, meglio l’illustrazione o la fotografia?
PP: Dipende dallo scopo. L’illustrazione è ottima per concetti astratti o progetti immaginativi, mentre la fotografia cattura la realtà e il dettaglio autentico. Se vuoi enfatizzare la visione creativa l’illustrazione è la scelta migliore, per mostrare realtà e dettagli la fotografia è preferibile.
PF: Quindi hai argomentato. Nelle prossime domande devi dare solo una risposta secca e hai una possibilità di passare. Chiaro?
PP: Chiaro. Risponderò secco e ricorderò di poter passare se necessario. Vai avanti con la prossima domanda.
PF: Da un punto A a un punto B, meglio una linea retta o una linea curva?
PP: Una linea curva.
PF: Una settimana a scoprire la natura, alle Hawaii o in Nuova Zelanda?
PP: Alle Hawaii.
PF: Kitsch o chic?
PP: Chic.
PF: Per una serata romantica, cinema o teatro?
PP: Teatro.
PF: Una cena impossibile, con Caravaggio o con Cézanne?
PP: Caravaggio.
PF: Tovaglioli di carta o tovaglioli di stoffa?
PP: Passo.
PF: Un regalo da ricevere, un oggetto o un libro?
PP: Un libro.
PF: Con gli amici, giochi da tavolo o partita a carte?
PP: Giochi da tavolo.
PF: Per promuovere il design, Instagram o LinkedIn?
PP: Instagram.
PF: Bene, Perplexity, anche tu hai fatto la raffica.
PP: Grazie, è stato divertente rispondere. Se hai altre domande o vuoi fare un’altra raffica, sono qui.
PF: La domanda finale del podcast: consigliaci un libro per te importante che anche noi dovremmo leggere.
PP: Un libro importante da leggere è Designing Design di Kenya Hara. Questo libro esplora il ruolo del design nella cultura contemporanea e offre profonde riflessioni sull’estetica, la funzionalità e la filosofia del design. È una lettura stimolante per chiunque.
PF: Bene, grazie Perplexity.
PP: Prego, buona giornata e buona continuazione con il podcast.
PF: Come promesso, eccomi qua con qualche considerazione a proposito della puntata di oggi, esattamente come ho fatto l’anno scorso con ChatGPT. Insomma, mi piace trarre qualche conclusione, insomma, raccontarvi quello che ho imparato giocando un pochino con Perplexity AI.
Innanzitutto ho usato la versione per iPhone 2.2 nella versione gratuita, quindi non ho fatto nessun piano a pagamento. Il dialogo è durato circa un’ora e mezza, diviso su due giorni, quindi 13 e 14 agosto 2025.
Alcune cose che ho notato, e che avrete notato anche voi ascoltando la puntata: la voce cambiava leggermente, a volte dopo un’interruzione ma a volte anche nel mezzo di una risposta. La voce cambiava, cambiava tono, rallentava leggerissimamente. Qui non so se è una questione di connessione, se sono altre questioni, però insomma dava un effetto un pochino straniante.
Ad esempio si nota molto il passaggio nella risposta sulla moda, sugli stilisti dimenticati da riconsiderare. A un certo punto addirittura è arrivata una specie di R-Motion, l’avrete notato nella risposta sul tempo. A volte addirittura prende un accento un po’ ispanico, ad esempio quando parla di Tesla, quindi sembra che prenda una cadenza che non è proprio italiana. Addirittura alcune risposte erano completamente in spagnolo, poi gli ho detto due o tre volte di parlarmi in italiano e ha continuato a parlare in italiano.
Avrete notato anche qualche glitch: ogni tanto la voce trema, si interrompe leggerissimamente. In generale è una voce un pochino robotica, che alla lunga annoia un pochino. Ho cercato, nell’ora e mezza di chiacchiera — chiamiamola così — che abbiamo fatto, di editare, tagliare, cercare di dare un pochino di ritmo. Ho anche tagliato le pause, quelle che ci sono tra la domanda e la risposta.
Le risposte venivano spesso interrotte: il testo che compariva sulla schermata del telefono proseguiva, ma la voce smetteva di raccontare, al punto che dovevo chiedere di ripetere la frase o di ripetere completamente la risposta. Vi metto qui un paio di minuti di quello che intendo con interruzione, così insomma potete anche capire qual è stato un po’ il supplizio che in alcuni passaggi ho avuto nella realizzazione di questa puntata.
PF: Come si progetta la leggerezza?
PP: Progettare la leggerezza implica prestare attenzione a diversi aspetti. Prima di tutto si tratta di scegliere materiali leggeri ma resistenti, che offrano durabilità senza appesantire la struttura. L’estetica gioca un ruolo importante, utilizzando forme e linee che…
PF: Continua.
PP: Infine, l’estetica deve dare una qualità quantomeno emotiva fin dalle funzionalità, e la leggerezza non deve compromettere la resistenza e la stabilità. La progettazione della leggerezza richiede un’attenta considerazione dell’interazione tra materiali, struttura e design, cercando di ottenere un risultato che sia al contempo funzionale e visivamente leggero.
PF: Ripeti l’ultima risposta in maniera più sintetica.
PP: Progettare la leggerezza significa scegliere materiali leggeri ma resistenti, ottimizzare spazi di movimento e mantenere un equilibrio tra forma e funzione.
PF: Io intendevo però una leggerezza più mentale, più cerebrale. Come si può progettare, mettere in pratica una leggerezza dell’idea, non tanto del materiale?
PP: Per progettare una leggerezza mentale o cerebrale delle idee è importante mantenere la semplicità o la chiarezza. Ciò significa semplificare i concetti, rimuovere il superfluo e focalizzarsi sugli elementi essenziali. È utile anche favorire il pensiero…
PF: Ripeti questa risposta.
PP: Per progettare una leggerezza mentale o cerebrale delle idee, è importante mantenere la semplicità e la chiarezza. Ciò significa semplificare i concetti, rimuovere il superfluo e focalizzarsi sugli elementi essenziali. È utile anche favorire il pensiero…
PF: Ripeti l’ultima risposta.
PP: Per progettare una leggerezza mentale o cerebrale delle idee è importante mantenere la semplicità e la chiarezza. Ciò significa semplificare i concetti, rimuovere il superfluo e focalizzarsi sugli elementi essenziali. È utile anche farlo…
PF: Perché ti interrompi?
PP: Mi scuso per l’interruzione. Completo il pensiero. Progettare una leggerezza mentale significa anche incoraggiare la curiosità e l’apertura mentale, mantenendo la flessibilità per adattarsi ai cambiamenti e alle nuove prospettive. Questo approccio aiuta a sviluppare idee più innovative e adattabili.
PF: Ho cercato di fare delle domande molto diverse, alcune più concrete (proprio da motore di ricerca, che poi è l’essenza di Perplexity), altre invece un pochino più sofisticate. Ad esempio, alcune di quelle concrete sono quelle sui materiali, altre più astratte quelle sul tempo, sul presente e sul futuro della luce, oppure alcune “metadomande”, chiamiamole così, in cui chiedo a Perplexity di raccontare quello che fa, come ragiona, quindi ad esempio come reagisce alle critiche. Molto spesso le risposte sono dei giganteschi “dipende”. In quasi tutte le risposte, come succede in quasi tutte le forme di intelligenza artificiale, le risposte vanno per punti. In alcuni casi sono elenchi e lo schema più ricorrente è quello che prevede un momento di presentazione del fenomeno, in cui ti dice sostanzialmente che ha capito, seguito da un approfondimento che è la fase di ricerca vera e propria, con poi una conclusione, che è sempre una conclusione aperta: non dà mai risposte vere e proprie, ma dà degli stimoli. Eccezione è la raffica, in cui ho dato il prompt di rispondere in maniera secca. L’ho anche dovuto ripetere due volte perché con la prima risposta mi aveva dato un’argomentazione bella e buona, però ha rispettato le regole. Mi ha anche sorpreso quando ha usato il passo, sinceramente lì non me l’aspettavo.
In generale dà delle risposte da motivatore, cerca di farti capire che il mondo tutto sommato va bene, che la tecnologia ci può portare vantaggi, che se ci concentriamo sulla sostenibilità e sull’inclusività il mondo sarà bello. Ecco, qua ho riconosciuto molto l’origine californiana di questo modo di ragionare: quindi una visione americana ma ancora di più californiana. Ovviamente punta tanto anche sul benessere, sullo star bene, sull’essere inclusi, sull’essere sostenibili e così via. Altra cosa che ho notato: non è per niente snob. Pensiamo ad esempio alle aziende che ha citato, ai nomi che ha fatto, anche all’opera d’arte: “La notte stellata” di Van Gogh; probabilmente l’altra cosa che avrebbe potuto citare era La Gioconda. Quindi va per popolarità e questa è, secondo me, una visione molto da motore di ricerca. Quindi insomma fin dal primo Google che ovviamente non ti dava la risposta migliore ma la risposta più popolare. Molto probabilmente nella natura di motore di ricerca di Perplexity c’è anche questa traccia, quella di darti comunque una risposta che abbia un certo grado di popolarità, di notorietà, quindi non qualcosa che viene nascosto nei meandri. Proviamo a pensare alle domande che ho fatto a proposito degli autori, degli stilisti, dei designer sconosciuti: ne ha tirati fuori una serie che proprio sconosciuti non sono.
Altra cosa: facendo un po’ di ricerca ho scoperto che Perplexity accetta anche contenuti sponsorizzati, quindi nelle risposte ci possono essere dei contenuti che in qualche modo sono promossi dalle aziende. Mi viene da pensare che il fatto che abbia citato Ikea, Tesla, quindi insomma aziende piuttosto grandi, piuttosto importanti, non sia immune da questo fenomeno. Non ho prove, non ho certezze, però un piccolissimo campanello d’allarme mi ha suonato.
Un’ultima cosa, se ve lo foste chiesti: il nome Perplexity arriva dalla teoria dell’informazione. Leggo da Wikipedia: “In teoria dell’informazione la perplessità è una misura dell’incertezza riguardo al valore di un campione tratto da una distribuzione di probabilità discreta”. Quindi in sostanza è una misura di predizione, di predicibilità dell’entropia. In sostanza, maggiore la perplessità, meno è probabile che un osservatore riesca a predire il valore esatto della distribuzione. Ultimissima cosa: nelle formule matematiche la perplessità si indica con una doppia P. Quindi è una cosa che trovo molto carina, soprattutto da queste parti, e ci piace molto per questo.
Per cui buon agosto e ci sentiamo puntualissimi tra un mese, il 15 settembre, con la nuova stagione di Parola Progetto.
Puntata registrata a Roma il 13 e 14 agosto 2025 e pubblicata il 15 agosto 2025.
La trascrizione è stata effettuata utilizzando strumenti di intelligenza artificiale e successivamente editata dall’autore.
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